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La storia del venerdì: "La segale cornuta", ultimo atto

Segue la terza e ultima parte del nuovo racconto di Carlo Felice Tassini, "La segale cornuta", per i lettori di finalenews24. Per la prima parte del racconto si può cliccare QUI, mentre per la seconda parte QUI

 

…ebbi l'idea di digitare nella stringa del motore di ricerca le seguenti parole: vampiro, sangue di maiale e segale. Mi bastò cliccare sui primi link dell'elenco a video e leggere poche righe. Improvvisamente tutto assunse una logica, un senso. Incredibilmente tutto apparve chiaro, perfino troppo semplice. Le risposte si palesarono una ad una come l'apertura sincronizzata di tante serrature.

Il giorno dopo Ganzerli ed io raggiungemmo il maggiore intorno alle nove di sera. Era ancora in tenuta da lavoro. Sorpresi il tabaccaio a cercare con lo sguardo macchie di sangue sul suo camice. Poi dovemmo sorbirci una sorta di visita guidata ai vari uffici e ai laboratori analisi. Il maggiore parlava di tutto tranne che del caso in questione. Pareva volerci tenere sulle spine. Per tutta risposta io mi feci cogliere in flagrante sbadiglio. Usciti nel piazzale antistante la caserma li feci entrare in macchina. La donna si accomodò davanti e il tabaccaio si sedette al centro del sedile posteriore; poggiando i gomiti sulla parte alta dell'interno dei due sedili anteriori si portò con la testa in avanti pronto ad ascoltare finalmente il resoconto dell'intera faccenda. Con lo stupore di entrambi, appena misi la Renata in movimento presi la parola.

- Allora maggiore, se per lei va bene farei il punto della situazione.

- E bravo H24... - Senza darle il tempo di terminare la frase aggiunsi: - Si senta autorizzata ad interrompermi quando crede.

- Lo farò certam...

- Bene! Benissimo... allora, caro signor Giuseppe ecco come sono andate le cose. Ovviamente il contributo dell'anatomopatologo è stato importante anche se, tuttavia, ho voluto approfittare della collaborazione della collega solo per scrupolo. Ora le dirò da quale banalissimo presupposto sono partito con il ragionamento. Mi sono chiesto: esistono i vampiri? Certo che sì, ma...

- Ma che sta dicendo? - sbottò la donna.

Senza cambiare tono di voce continuai: - Dicevo che i vampiri esistono, ma sono una particolare specie di pipistrelli succhiasangue che per lo più lo fanno ai danni di grossi mammiferi, soprattutto bovini, di grandi mandrie australiane. Altra cosa sono i vampiri-uomo che popolano l'immaginario collettivo. Questi no, non esistono. Ma tornando al nostro caso, oltre a ciò che sapevamo? Che il suo povero nonno era decisamente - non si offenda - brutto, ok? Questo è quanto risulta dal suo racconto. Data la situazione è stato facile pensare che probabilmente del vampiro poteva almeno ricordarne l'aspetto grottesco. Ma chi può avere tale aspetto? Il volto sfigurato per la formazione di ulcere sul naso e sulle orecchie, labbra e gengive erose a tal punto da scoprire la base dei denti trasformandole in piccole zanne rossastre, la pelle pallida e depigmentata in contrasto con cicatrici scure dovute all'evolversi delle ulcere. Chi può somigliare a tale mostro se non un malato, un malato piuttosto grave? Sono certo che, se suo nonno fosse vissuto oggi gli, sarebbe stata facilmente diagnosticata una rara forma di anemia. Una malattia del sangue conosciuta come porfiria. Pensi che molti di questi malati, come rimedio popolare, bevevano - qualcuno lo fa ancora oggi - sangue di animali tipo pollo o maiale ed uscivano solo la notte per l'eccessiva fotosensibilità della pelle.

 

Sentii improvviso il bisogno di fare una pausa per capire fino a che punto il mio racconto fosse ascoltato. Nell'abitacolo della Renata non si sentiva e non si muoveva nulla. Entrambi i passeggeri erano come ipnotizzati. Ganzerli, evidentemente, voleva sapere dove lo avrei condotto con la mia spiegazione mentre la collega, più probabilmente, si chiedeva fino a che punto conoscevo l'intera storia. Comunque entrambi pendevano dalle mie labbra.

All'improvviso il tabaccaio sbottò:

- Ma porcaccia la miseria! Maresciallo, dorme? E allora? - E allora... - ripresi con calma sbirciando l'espressione della collega - una delle due indagini cliniche fatte sui campioni di tessuto prelevati dal maggiore ha dato esito positivo: suo nonno aveva proprio quella malattia. Questo spiega perché qualcuno lo abbia creduto un vampiro, ecco tutto.

Il maggiore parve rianimarsi: - Qualcuno, dice? Non sa chi?

Accompagnai con un sorriso beffardo la lunga pausa che feci seguire, poi dissi: - Certo che lo so. Pardon che lo sappiamo, vero maggiore? Anche se dopotutto essere a conoscenza del fatto che il vecchio signor Ganzerli sembrasse un vampiro a qualcuno non è di per sé illuminante. Amenocché non si metta la faccenda in relazione con un ulteriore elemento. Perché il dato su cui ragionare è un altro. Non bisogna dimenticare che quel qualcuno di cui parliamo ha finito per piantare un paletto di frassino nel cuore di un uomo. Ora però, prima di risalire a questo qualcuno, ci sono altre cose da chiederci.

- E allora cosa ci chiediamo? Insomma, sì… chiediamoci pure quello che vuole ma a questo punto rispondiamoci anche, ok? Chi è stato, si può sapere? - chiese il tabaccaio.

- La domanda, mi consenta, è un'altra.

- Quale, per la miseria! Quale?!

Non le interessa sapere se c'è stato o no un omicidio? Un paletto conficcato nel cuore di un cadavere non ha lo stesso significato di un paletto conficcato nel cuore di un uomo vivo, no?

- E quindi? Dica, dica...

- La buona notizia è che quando suo nonno è stato impalato era già morto.

- E lei come lo sa?

- Il maggiore ancora non ce lo ha detto ma ritengo che una delle indagini di laboratorio che ha fatto realizzare metterà in evidenza che è andata proprio così. Io sono arrivato a queste conclusioni con un ragionamento empirico ma significativo. La punta del paletto di frassino ha pochissime tracce di sangue, indizio che è stato conficcato in un cuore ripieno tutt'al più di coagulo.

Mi girai verso il maggiore la quale non poté che confermare annuendo.

- E come le dicevo, caro Giuseppe, questa è maledettamente una buona notizia perché altrimenti nella sua famiglia oltre che a un morto ammazzato ci sarebbe stato anche un assassino. Pardon, un’assassina.

Il tabaccaio strabuzzò gli occhi.

- Non mi dica... non starà parlando di mia nonna. Possibile?!

- No, non mi riferisco a sua nonna. Centrare perfettamente con un paletto un cuore posto per la gran parte sotto allo sterno non è cosa da tutti, servono... diciamo... conoscenze di anatomia umana non proprio comuni.

- Porca miseria, non posso crederle - il tabaccaio deglutì rumorosamente e disse: - mia madre!

- Proprio così. Sua madre era l'unica in grado di farlo. Prima della pensione lavorava come infermiera, no?

- Per la miseria, maresciallo! Ma che mi dice? Mia madre è stata, e nonostante l’età è ancora, una donna sensata, concreta, legata alla realtà. Non può aver creduto che il padre fosse un vampiro.

- Mi creda, in questo non era sola. È molto probabile che tra lei e sua nonna si fosse prodotta una sorta di malsana coalizione contro suo padre. Un po' come la regina della notte e la figlia di cui parlavamo l'altro giorno, ricorda?

- Sì, sì... ricordo. Ma a me pare pazzesco. Essere figlio e nipote di due “quasi assassine” mi sembra assurdo.

A quel punto il maggiore disse: - Ha finito? È tutto qui?

Con fare sicuro risposi: - Lei sa perfettamente che non è tutto qui.

Con un filo di voce il tabaccaio replicò: - E c'è anche dell'altro...

- Si tratta del vero motivo per cui tutto è successo. Che poi è lo stesso per cui se sua madre si fosse spinta ad uccidere suo padre sarebbe comunque stata ritenuta innocente. Perché, come ben sa la collega, quando ci si trova in una situazione tale per cui non si può scegliere non si può essere considerati colpevoli. Questo è il motivo per cui chi non è in grado di intendere e di volere non viene messo in carcere a prescindere dalla gravità dei reati commessi.

- Vuol dire che mia madre è pazza? O che ha agito in preda ad un raptus?

- Il fatto è che sua madre e sua nonna mangiavano pane fatto in casa, pane di segale e...

Con fare sarcastico Ganzerli concluse la frase: - ...e siccome sappiamo tutti che i cereali fanno impazzire la gente...

- Non faccia lo spiritoso. In verità lei ha centrato esattamente la questione, vero maggiore?

La donna inspirò come se stesse per prendere la parola. Poi socchiuse gli occhi e si limitò ad annuire.

- Bene, - continuai - deve sapere che quando la segale viene colpita da un particolare parassita fungino, un ascomicete, produce strane strutture scure frammiste alle cariossidi. In quel caso le spighe sembrano aver prodotto delle piccole corna, da cui il nome “segale cornuta” attribuita alla pianta. Il problema è che queste piccole corna contengono un alcaloide tossico fortemente allucinogeno. Pensi che si ipotizza che nel Medioevo la segale cornuta sia stata la responsabile di episodi di follia collettiva: avrà sentito parlare della caccia alle streghe, dei roghi, delle impiccagioni e compagnia bella, no? Nel nostro caso, per fortuna in scala ridotta, abbiamo avuto a che fare con una caccia al vampiro. La certezza dell'avvenimento lo abbiamo grazie all'esito positivo dell'analisi che la gentile collega ha condotto sulla cenere del forno per il pane, poiché, immagino che siano stati trovati frammenti microscopici del fungo in questione.

Ganzerli inspirò ed espirò profondamente, finalmente rilassato. L’impressione fu che si fosse finalmente alleggerito da un peso. Si era reso conto che in fondo, alla luce dei fatti che avevo descritto, tutto poteva essere ricondotto ad un episodio bizzarro, certamente unico, ma di cui nessuno, se non il caso, poteva essere ritenuto colpevole.

E io? Io ero raggiante. Mi sentivo come chi cala un poker d’assi mostrando una carta alla volta. Quella mano l’avevo davvero stravinta. E oltretutto quell’odiosa del maggiore era stata ricacciata al suo posto. Era stata usata come esperta in medicina legale e null'altro. Io invece ero risultato a sorpresa il vero responsabile dell'indagine! E mentre ostentavo calma e professionalità, lei stringeva gli occhi in uno sguardo misto di odio e incredulità. Avrei giurato in un paio di pupille verticali. Era come una pentola a pressione prossima allo scoppio. Ma l'esplosione si tradusse in una sola frase lapidaria: - Le analisi che ho fatto fare hanno avuto un certo costo per il mio ufficio; per questa volta l'ho aiutata, ma per il futuro se lo può anche scordare.

Grazie allo specchietto retrovisore dell'abitacolo incrociai lo sguardo sorridente di Ganzerli il quale mi batté un paio di volte la mano sulla spalla. Poi con un cenno degli occhi nascosto alla donna mi indicò eccitato qualcosa fuori dal finestrino. Qualche decina di metri avanti a noi, sulla strada, una enorme pozzanghera occupava la carreggiata. Mentre il tabaccaio si accucciava sul sedile posteriore e si copriva il viso con le mani alla ricerca di qualche tipo di protezione, io diedi due piccoli colpetti di incoraggiamento al volante della Renata e invece di rallentare...

 

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