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La storia del venerdì: "La segale cornuta" atto II

Pubblichiamo la seconda parte del racconto breve "La segale cornuta" dello scrittore finalese Carlo Felice Tassini. Se qualcuno si fosse perso la prima parte della storia, è consultabile su QUESTO link.

 

Ganzerli mi aveva chiamato appena scoperto il fatto. Insieme avevamo scattato alcune fotografie al cadavere, e io mi ero mosso per bloccare sul nascere eventuali chiacchiericci che potevano partire dal personale coinvolto nel trasferimento dei resti. Non c'era altro, nient'altro, pensavo.

Improvvisamente il maggiore Forapani chiese:

- Che tipo era suo nonno?

- In che senso scusi? - rispose il tabaccaio.

- Fisicamente... e se aveva qualche... diciamo... abitudine particolare.

- Beh, io non l'ho conosciuto, è morto negli anni Cinquanta. Io sono del sessantuno. Comunque mia madre me ne ha sempre parlato poco. Mi pare che mi avesse detto che era sempre malaticcio.

- Non ha qualche sua fotografia?

- Un tempo ne avevamo una incorniciata. Poi, siccome da piccolo mi faceva paura mia madre la fece sparire.

- Cosa ricorda dell'immagine? - Ganzerli rispose scocciato: - Che mi faceva paura!

Le domande si susseguirono per circa mezz'ora. Il fare incalzante della collega finì per irritare ulteriormente il tabaccaio che ad un certo punto interruppe l'interrogatorio alzandosi in piedi e dicendo: - Perché non mi pianta anche una lampada negli occhi?

Il maggiore lo guardò pensierosa. Poi mi prese da parte e mi disse:

- Ho già un'idea su cui lavorare. Tuttavia devo fare un sopralluogo sia alla tomba sia alla casa dove abitava la vittima.

- Vittima? - ripetei a bassa voce.

- Ha ragione lei maresciallo. Ancora non possiamo sapere se c'è una vittima oppure no. La fotografia non ci dice se il paletto è stato conficcato in un essere vivente o in un morto, ma questo è un quesito a cui troveremo risposta osservando il cadavere o alla peggio in laboratorio, non crede?

- Certo - risposi. Il maggiore continuò:

- Per quanto riguarda il quadro generale immagino che anche lei abbia già fiutato la pista, vero?

Replicai sicuro: - Ci sono ancora alcuni punti da chiarire ma... sì, direi che mi sono fatto un'idea abbastanza chiara della questione.

- Caro H24, non avevo dubbi. Carabinieri come lei sono sprecati in questi paesotti di provincia. Furti d'auto, topi d'appartamento... lei dovrebbe fare il concorso per diventare ufficiale, altroché, e lavorare con me a Bologna. Ma mi dica, cosa le ha indicato la strada? Quale indizio l'ha illuminata? Perché bisogna pur dirlo, non è che tutto fosse così evidente.

Non sapevo cosa dire. Non solo non avevo uno straccio di idea sul caso, ma le domande che le avevo sentito fare mi avevano ulteriormente confuso. Oltre a ciò mi chiedevo se la collega mi stesse prendendo in giro, tenendomi volutamente sulla graticola così, per il piacere di farlo, per mostrarmi la sua superiorità. Inaspettatamente mi venne in soccorso Ganzerli.

- Sentite, io direi che è già abbastanza tardi. Ieri il maresciallo mi ha fatto più o meno le stesse domande che mi ha fatto lei; dunque la pista che seguite è evidentemente la stessa. Ora però sono stanco e domani alle otto devo aprire la tabaccheria -. Così dicendo si alzò e mi fece cenno di uscire.

In auto la tensione era palpabile. Mi stavo chiedendo come mai il mio passeggero avesse deciso di sostenermi nel confronto con il maggiore quando una lepre mi attraversò la strada. Nel tentativo di evitarla entrai con una gomma in una pozzanghera il che produsse un sottile spruzzo d'acqua che da un punto indefinito del fondo dell'auto finì per colpire il tabaccaio dritto in faccia. Mentre si asciugava il viso con le maniche della giacca prese a dire: - Maledizione al demonio! Che serata di... Maledizione! Prima quell'antipatica boriosa, superba e stramaledettamente piena di sé che mi tratta come... come... un delinquente! E adesso questo accidenti di scassone e i suoi buchi! Maresciallo, mi porti a casa e mi cerchi solo quando saprà qualcosa di certo, ok? Per adesso ne ho avuto abbastanza!

Nei giorni seguenti rividi il maggiore un paio di volte. Andammo insieme al cimitero per visionare ciò che restava del cadavere – in quell'occasione la collega fece anche un prelievo di tessuti da sottoporre ad analisi di laboratorio –, e poi andammo alla casa di campagna dove avevano vissuto i nonni di Ganzerli. All'esterno dell’edificio, ormai disabitato da anni, c'era una piccola costruzione che attirò l'attenzione della Forapani. Con il suo solito modo di fare saccente mi spiegò che si trattava di un basso comodo, una piccola costruzione quadrata piuttosto comune in quelle zone: da un lato c'era l'entrata del pollaio, su un altro la porcilaia, un altro funzionava da magazzino per cereali, cipolle, agli ecc., e sull'ultimo lato il forno per il pane.

Con mia grande sorpresa vidi la collega campionare anche un po' di cenere dal suddetto forno. L'evidente stato di eccitazione della donna mi fece capire che stava decisamente fiutando la pista giusta. Decisi di stare in silenzio, di non fiatare poiché temevo mi chiedesse qualcosa al fine di capire se anch'io stessi addivenendo alle stesse conclusioni.

Dopo circa due settimane dall'ultimo incontro il maggiore mi telefonò e con tono trionfale mi comunicò che il responso delle analisi aveva avvalorato la sua tesi e che il caso era praticamente risolto. Ricordo che poi fece una pausa e disse:

- ...Beh, la mia tesi... eh, eh... la nostra tesi, no?

In quel momento ebbi chiaro che sfotteva e che non aveva una grande opinione delle mie capacità d'indagine. Se avessi potuto l'avrei presa a calci nel sedere, se avessi potuto. Poi mi disse di avvertire Ganzerli che l'indomani avremmo dovuto prelevarla al lavoro e ci avrebbe spiegato tutto durante il tragitto per portarla a casa. Terminò la telefonata dicendomi:

- Ovviamente, visto che abbiamo l'avvallo delle analisi sul cadavere e anche quella sulla cenere, se vuole può spiegare tutto lei al suo amico. Così vi risparmiate un viaggio, eh? Che ne dice H24? Eh... eh...

Decisi di bluffare e le dissi che se lo preferiva avrei potuto farlo. Aggiunsi con studiata noncuranza che comunque era meglio che fosse lei a spiegare la questione a Ganzerli. Dopotutto gli aspetti inerenti la medicina legale erano il pane suo.

Avevo solo un giorno di tempo. Un giorno per capire cosa cavolo era successo a quel povero cristo finito impalato come un vampiro. Ah, se avessi avuto la perspicacia di Holmes o Poirot. Cosa avrei pagato per trattare quell'antipatica del maggiore come un qualsiasi dottor Watson. Me li vedevo davanti agli occhi lei e Ganzerli, seduti sul divano ikea, ascoltarmi attenti mentre, passeggiando avanti e indietro, dipanavo loro il bandolo della matassa. Già, ma quale era il bandolo? Di nuovo avevo appreso che le analisi di laboratorio che attendavamo erano due per il corpo e una per la cenere. Sai che rivelazione... ma cosa avrà fatto ricercare, mi chiedevo. A quel punto mi vennero in mente alcune domande strane che il maggiore aveva fatto al tabaccaio. Aveva chiesto dell'aspetto del nonno e delle sue abitudini alimentari; quando poi chiese se beveva sangue di maiale o di altro animale tipo polli o oche mi parve decisamente partita per la tangente. La collega si era poi soffermata su altri particolari che mi sembravano davvero ininfluenti, tipo se la famiglia avesse l'abitudine di fare il pane in casa, magari con cereali prodotti da loro stessi e se la madre di Ganzerli, cioé la figlia dell'impalato - altra e unica componente della famiglia -, avesse qualche dimestichezza con l'anatomia umana. Tutte domande che mi erano parse poco importanti e qualcuna addirittura bizzarra. Gli aveva chiesto addirittura se il nonno coltivava la segale. Qualcosa mi suggeriva che era proprio su quegli aspetti che dovevo riflettere. Mi collegai ad internet e con l'aiuto di google cominciai ad incrociare i dati. Inizialmente le videate che mi apparvero non mi aiutarono granché. Per quanto mi sforzassi di trovare un filo conduttore, un nesso, una sintesi utile per l'indagine tra le decine di pagine che stavo leggendo, non ne venivo a capo. Poi, come credo che spesso capiti anche ai migliori detective, arrivò il colpo di fortuna. Fu quando…

 

 

(ultima puntata venerdì prossimo)

 

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