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"La segale cornuta"

Segue il nuovo racconto dello scrittore Carlo Felice Tassini per la rubrica letteraria di Finale News 24:

 

La segale cornuta

 

Il signor Giuseppe Ganzerli socchiuse gli occhi e con movimento circolare dei polpastrelli si massaggiò le tempie. Poi, in tono sarcastico, disse:

- Dieci a uno che ci pianta a piedi prima di Cento.

Rallentai leggermente e con tono pacato risposi:

- La Renata non mi ha mai tradito e non lo farà neppure questa notte. Non si preoccupi, arriveremo a destinazione, l'importante è evitare le pozzanghere; da qualche parte sul fondo dell'auto c'è un buco e se ne centriamo una chi è seduto al suo posto si lava la faccia.

Renata era il nomignolo che avevo dato da ragazzo alla mia vecchia Renault 4. Me l'aveva comprata di terza mano mio padre nel 1980, appena presa la patente. Nonostante fossi molto legato a quella macchina, poiché non digeriva bene la benzina verde, la usavo di rado.

Il signor Ganzerli non era propriamente ciccione, direi piuttosto che la decina di chili in più che si ritrovava lo rendevano d'aspetto simpatico. Normalmente vestiva elegante, con completi a giacca e la cravatta sempre intonata alle calze. Figlio di un tabaccaio e di un'infermiera aveva finito per seguire le orme del padre e rilevarne l'attività.

- Come mai non ha preso l'auto di servizio? E perché non è in divisa? – chiese Ganzerli.

- Per una faccenda come questa serve il massimo della riservatezza. Meglio non dare nell'occhio, passare inosservati – risposi.

- Se avessimo preso la mia auto avremmo dato sicuramente meno nell'occhio; ma comunque contento lei.

- Contento dice? Sarei contento se fossi a casa a guardare la partita della Juve in televisione piuttosto che in giro a quest’ora. Ma lasciamo perdere.

- Ma è proprio sicuro? Uhm... lasci perdere lei. Quest'anno la Juve non fa un punto nemmeno con una penna.

In quel momento decisi che ne avevo abbastanza. Accesi la radio, perennemente sintonizzata su radio 3, e alzai il volume. L'aria della Regina della Notte del Flauto Magico di Mozart irruppe nell'abitacolo facendo sussultare il tabaccaio. Mi calai immediatamente nei panni del melomane e spiegai:

- Incredibile... li sente questi acuti? Qui la regina della notte tenta di convincere la figlia ad ammazzare il padre. Il tono del canto è certo perentorio, ma chi non conosce l'opera non può certo immaginare che il personaggio del soprano sta ordinando un omicidio. Ascoltando la musica non si direbbe, non crede?

Ganzerli non rispose. Teneva gli occhi stretti, evidentemente infastidito dal volume della musica e guardava fuori dal finestrino nel tentativo di orientarsi.

Avevamo già percorso una trentina di chilometri, in piena notte, sotto un cielo senza stelle. Un cartello stradale ci informò che Massumatico era a 5 KM.

- Ci siamo quasi. Se non sbaglio dovrebbe abitare su questa stessa via un chilometro prima del centro abitato, sulla destra.

- Maresciallo, mi scusi se glielo chiedo ancora, ma siamo sicuri che questo tipo sia la persona giusta? Questo abita a Massumatico e dico a Massumatico frazione di San Pietro in Casale! Totale dodici o tredici abit... - lo interruppi senza guardarlo:

- Il tipo è una tipa.

- Cosa?

- Ha capito benissimo. È una donna, un maggiore donna! La conosco da una vita, è bravissima. Se riusciamo a convincerla ad aiutarci siamo a cavallo. È l'anatomopatologo... patologa migliore che conosco.

Ganzerli ricominciò a massaggiarsi le tempie e disse:

- Quanti ne conosce?

Vinsi a stento la tentazione di aprirgli lo sportello e scaricarlo in un fosso. Poi, fortunatamente, mi venne in mente che ero un maresciallo della Benemerita e mantenni la calma. Non risposi.

Il tabaccaio riprese a parlare:

- Che sia donna non mi interessa, non sono sessista io, anzi. Ma non pensavo che fosse da convincere.

- Il fatto è che la collaborazione che possiamo chiederle è solo ufficiosa poiché meno polvere alziamo e meglio è. Ufficialmente io non ho fatto partire nessuna indagine, almeno per ora, perché sia chiaro: il minimo che rischiamo è la faccia, ma se le cose si mettono male qui scoppia un caso a risonanza nazionale e allora son cavoli amari.

- E se non ne vuole saperne nulla?

Quando le faremo vedere la fotografia che ha scattato e il paletto di legno, vedrà che collaborerà.

- Potrei anche dirle della reazione psicogalvanica cui sono andati soggetti gli operai che hanno scoperto la cosa - disse guardandomi sornione.

- Non credo che la impressionerà più di tanto sentir parlare di pelle d'oca.

Con il maggiore Raffaella Forapani avevo già collaborato in passato. L'avevo inquadrata come una super-studiosa, un concentrato di cultura. Aveva fatto il liceo classico e l'università prendendo sempre il massimo dei voti. Incapace di riposare, era il contrario di un pigro, una malata di iperattività. Somigliava a Milva, la cantante; stessi capelli rossi e bocca larga. L'abitudine al comando le derivava dal grado ma anche dal carattere.

L'appartamento della palazzina a sei piani dove abitava sola era piccolo ma grazioso. Una volta entrati e data un'occhiata in giro, Ganzerli non si trattenne e mi sussurrò all'orecchio:

- Ikea, ikea, ikea, melius adbundare quam deficere.

Il maggiore che ci precedeva di pochi passi si girò di scatto e con il sorriso più finto che le venne replicò:

- Lei dice? Mah sì, forse e vero, ma io penso possa calzare anche un de rustica progenie, semper villana fuit.

Ganzerli non conosceva il latino ma si accorse comunque di essere stato offeso. Stava per ribattere qualcosa quando la donna riprese a parlare.

- Allora caro maresciallo H24, mi ha tenuto sveglia fino a mezzanotte per parlare di mobili o per qualcosa di più importante?

- H24? Ha una sigla identificativa? - chiese il tabaccaio.

- No, - risposi - è un soprannome che mi hanno affibbiato i colleghi per l'abitudine che ho di tenere ventiquattro ore in guardina gli indiziati più... indiziati. Diciamo per ammorbidirli un poco.

- E bravo il nostro H24! – disse Ganzerli – Sono proprio curioso di vedere chi sbatterà in galera questa volta. - Così dicendo porse al maggiore un involucro cilindrico ricoperto con cura da carta di giornale. Aperto il pacco lo sguardo della donna puntò dritto i miei occhi:

- è l'arma di un delitto? - Risposi sollevando le sopracciglia: - Quelle piccole macchioline scure sulla punta dovrebbero essere di sangue... sangue secco, ossidato.

- Un paletto di legno! Se fosse di frassino potremmo pensare all'esecuzione di un vampiro, non credete?

Nessuno di noi due aveva accennato ad un sorriso. Anzi la guardavamo silenziosi.

Ganzerli le porse una fotografia. Non smettevamo di fissarla.

La donna inspirò profondamente e disse:

- Por... ca… vacca!

Poi tutto si fermò. Il maggiore si sedette facendosi cadere su di un piccolo divano a due posti. Strinse leggermente gli occhi e cominciò a ripetere a bassa voce:

- Chi può essere stato... già, chi può essere stato? Ma soprattutto per quale motivo? - e ancora - Chi può essere stato... già, chi può essere stato? Ma soprattutto per quale motivo?

Il tabaccaio prese a guardarmi con insistenza. Lo tranquillizzai con un cenno della mano e lo preparai:

- Presto le farà delle domande, stia pronto a risponderle.

Credevo gli avrebbe posto gli stessi interrogativi che la sera prima gli avevo posto io. Mi sbagliavo. Le differenze nel condurre un'indagine tra un maresciallo e un maggiore si palesarono sin dalla fase istruttoria. Mi irritai.

Per come la vedevo io il quadro generale era chiaro e semplice: durante il trasferimento nell'ossario del cimitero del paese delle spoglie del nonno materno del tabaccaio ci si era accorti che ciò che rimaneva del corpo del defunto era trapassato da un paletto di legno proprio all'altezza del cuore...

 

 

 

(segue il prossimo venerdì…)

 

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